venerdì 10 febbraio 2012

Poveri Ermellini: come ti fraintendo la sentenza. - Avv. Silvia Aprile

La settimana scorsa, infatti, i Telegiornali di tutte le reti hanno dato questa tremenda notizia: “la Cassazione ha deciso che nei casi di Stupro di gruppo, non vi è l'obbligo del carcere…”  Si è scatenato il putiferio, le donne di tutti gli schieramenti politici e delle più svariate associazioni si sono infiammate in una sequela di improperi contro i Giudici della Corte di Cassazione, tacciati di maschilismo, machismo…etc… Qualcuno ha ricordato la famosa e mai dimenticata “sentenza dei jeans”…la ricordate? In quell’occasione la Cassazione aveva ritenuto non provato lo stupro perché la ragazza indossava i jeans che, a detta degli Ermellini, non erano sfilabili senza il consenso della presunta vittima.
I giudici della Cassazione, dato il precedente, non sono nuovi a questo genere di rimproveri.
Ma è proprio vero che i non più giovanissimi magistrati di Cassazione sono maschilisti? E’ vero che il carcere non è più obbligatorio per chi commette stupro di gruppo?
La risposta è no!


Inizio dal principio così da far comprendere meglio:
L’art. 609 octies del Codice Penale stabilisce che “Chiunque commette atti di violenza sessuale di gruppo è punito con la reclusione  da sei a dodici anni”. Infatti, la sentenza della Cassazione non riguarda la pena da comminare ad un condannato per il reato di violenza sessuale di gruppo, ma alla misura cautelare da applicare in pendenza del giudizio che vede imputato taluno per tale reato.
Cos’è una misura cautelare? E’ una misura restrittiva della libertà personale che viene applicata durante le indagini e/o il processo ed è disposta dal giudice per rispondere ad esigenze quali il rischio d’inquinamento delle prove, rischio di fuga, rischio di reiterazione del reato.
Ovviamente poiché nel nostro ordinamento penale vi è la presunzione d’innocenza fino alla condanna definitiva, il giudice deve valutare quale misura cautelare è più idonea caso per caso.
Ve ne sono diverse: il divieto di espatrio, l’obbligo della presentazione ad orari fissi davanti alla polizia giudiziaria, l’allontanamento dalla casa familiare, arresti domiciliari ed in casi più gravi ove il rischio e la pericolosità sociale del soggetto sono alte, la custodia cautelare in carcere.
Ebbene, una legge del 2009 aveva stabilito che per i reati di violenza sessuale, come per i reati di mafia il giudice, nel decidere le misure cautelari non dovesse valutare, come per tutti gli altri reati, ma dovesse obbligatoriamente applicare la misura più restrittiva del carcere, salvo che ritenesse non sussistere una tale esigenza cautelare. Quindi chiunque era gravemente indiziato di aver commesso un reato sessuale doveva andare necessariamente in carcere in attesa del processo o durante lo stesso.
Nel 2010 la Corte Costituzionale ha ritenuto che non si possano equiparare i reati per mafia a quelli sessuali, in quanto i primi riguardano le associazioni criminose e, pertanto, le esigenze cautelari ed i rischi a loro connessi sono alquanto più importanti.
Inoltre, la Corte Costituzionale ha ritenuto che l’obbligatorietà della misura del carcere ai reati sessuali sia in contrasto con il principio costituzionale di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, in quanto per tutti gli altri reati, benché gravi (rapina aggravata, sequestro di persona a scopo di estorsione), il giudice è libero di valutare l’opportunità degli arresti domiciliari.
La recente e tanto dibattuta sentenza della Cassazione non ha fatto altro che recepire la pronuncia del 2010 della Corte Costituzionale nell’affermare che anche nel reato di violenza sessuale di gruppo il giudice sia libero di valutare se, in costanza delle indagini e/o del processo, l’indagato e/o imputato debba avere gli arresti domiciliari o la custodia cautelare in carcere.
Tranquille, quindi, in Italia chi commette l’aberrante reato di violenza sessuale sia di gruppo che singolarmente continuerà a farsi i suoi anni ed anni in cella.
Ovviamente pare che sia troppo complicato da parte di alcuni giornalisti, soprattutto televisivi, spiegare all’opinione di pubblica come stanno realmente le cose, diversamente non ci sarebbero più l’alternarsi di scoop e polemiche.

Avv. Silvia Aprile


mercoledì 8 febbraio 2012

L'Affitto, questo sconosciuto... - di Luana Fiorenza

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Quello del contratto di locazione può essere un argomento molto complesso, se non ci si muove con cognizione di causa. Per noi, Metà di tutta Italia, spesso è l’unica soluzione per vivere col nostro lui e per non dover trascorrere anni attaccate al telefono. Oggi vi daremo qualche indicazione per non cadere nelle “trappole” disseminate qua e là in questo mondo.
Partiamo innanzitutto dalla scelta del tipo di contratto: ce ne sono fondamentalmente di due tipi, transitori o a canone libero. Il primo (quello per molti trasferisti di maggior uso) ha una durata che va da 1 a 18 mesi, non si rinnova automaticamente ed è fondamentalmente destinato ad alcune categorie di lavoratori e studenti. Alla scadenza va riscritto ex novo (anche ricopiandolo identico al precedente). I vantaggi per l’affittuario (che in termini tecnici si chiama conduttore) è la possibilità di lasciare l’appartamento in breve senza obblighi di sorta. I vantaggi per il locatore (il proprietario) sono di natura pratica: se l’inquilino è moroso, se vuole mandarlo via, la breve durata del contratto stesso lo libera da enormi problemi. I costi non variano rispetto al contratto classico, si paga la normale imposta di registro del 2% del canone annuale (divisa a metà fra inquilino e proprietario) e si mettono le marche da bollo (una per pagina).
Analizziamo invece il contratto classico: la sua durata può essere di 4 anni rinnovabile di altri 4 (tacitamente se il proprietario o l’inquilino non esercitano il loro diritto di recesso) o 3 anni rinnovabile di 2 (con le stesse modalità). Il vantaggio di questo contratto è, ovviamente, nella stabilità data dalla lunga durata (cosa che per molte famiglie è fondamentale per un’educazione e per una crescita sana) e nella possibilità di “sentirsi un po’ proprietari” pur non essendolo realmente. Le tasse da pagare sono le stesse del contratto transitorio, ma bisogna ricordare che ogni anno l’imposta di registro va rinnovata (sempre nella misura del 2% del canone annuale) e che ogni anni l’Istat pubblica una “lista di aggiornamenti” (normalmente ammontano a pochi euro, ma è diritto del proprietario richiederli). Il vantaggio di scegliere il “3+2” sta tutto in una piccola agevolazione fiscale sull’imposta di registro (pagabile anche per tutti e tre gli anni in un’unica soluzione con un ulteriore sconto).
Ma passiamo ai dubbi che “normalmente” sono motivo di scontro fra proprietari ed inquilini. Innanzitutto, il primo consiglio è CERCARE DI STABILIRE UN BUON RAPPORTO, DI RECIPROCA FIDUCIA E RISPETTO. In tanti anni in questo campo mi è capitato di vedere proprietari ed inquilini andare a cena insieme e fare l’uno da testimone di nozze all’altro ma anche gente pronta ad investirsi per strada dopo anni e anni di cause in tribunali (ricordate sempre che la figura dell’affittuario è molto tutelata dalla Legge ma se il proprietario decide di esercitare i propri diritti, si può arrivare alla “liberazione coatta” – e credetemi, vedere i propri beni “gentilmente” riposti sul marciapiede davanti casa non è una scena piacevole!)
Secondo consiglio: TRATTATE LE “LORO” CASE COME SE FOSSERO LE “VOSTRE”. Curatele, abbiatene rispetto, non trascuratele né rovinatele solo perché “siete in affitto”. La Legge obbliga l’inquilino a lasciare l’appartamento nello stesso stato in cui lo ha trovato e dà diritto al proprietario di essere risarcito (trattenendo il denaro dal deposito cauzionale lasciato alla sottoscrizione del contratto) degli eventuali danni. Se si rompe una serratura perché l’inquilino ha forzato una chiave, non è giusto chiedere l’intervento del proprietario. Ma se si rompe la caldaia perché non viene revisionata da anni bè, lì sarebbe ingiusto che l’inquilino intervenisse di tasca propria. Il concetto è PARLATE DI OGNI PROBLEMA, DISCUTETENE CON CALMA E CON LA VOLONTA’ DI TROVARE UN GIUSTO COMPROMESSO. Incaponirsi sul “devi farlo tu, devo farlo io” non aiuterà nessuno e rovinerà un rapporto che molto spesso è destinato a durare a lungo (a volte anche molto, molto a lungo). Un altro consiglio importante è METTETE SEMPRE NERO SU BIANCO OGNI MINIMA CLAUSULA O DECISIONE. A partire dall’arredamento presente in casa, per arrivare alle mensilità di deposito cauzionale, ricordate che ogni minimo diritto e dovere può essere esercitato solo se il contratto lo prevede (esistono i contratti cosiddetti “verbali” ma non hanno validità legislativa).
Ultimo consiglio, forse il più importante di tutti: REGISTRATE SEMPRE I CONTRATTI ALL’AGENZIA DELLE ENTRATE. Scappate dai proprietari che vi invitano a “firmare un contatto in nero”, questo è ILLEGALE, le conseguenze le potreste pagare care, molto care.
Per qualunque consiglio, indicazioni, dubbi, recatevi all’Agenzia delle Entrate o all’Agenzia del Territorio più vicina a voi: specialisti ed esperti potranno guidarvi e consigliarvi nel migliore dei modi.
E se loro non “vi soddisfano” rivolgetevi a noi. Esperti del settore saranno sempre a vostra disposizione gratuitamente.



Renting..an unknown subject - by Luana Fiorenza
(Translation by Mrs Karen Brooker Villani)

A letting contract can be quite a complicated subject if you are unaware of what is behind it. For us, Other Halves from all over Italy, it can be the only solution to being with our man if we don’t want to spend hours and hours on the phone. Today we are going to give you some advice about how to do this without falling into the pitfalls that you might find along the way.
Let’s start with the type of contract and there are basically two types: temporary and open-ended. The first, most popular with those who are not going to settle permanently, can last from one month to eighteen months and is not automatically renewed. It is aimed at certain types of workers and students. When this contract expires it is completely re-written even though it might be exactly the same as the original contract. The advantages for the tenant ( ‘conduttore’ in Italian) is that they can leave the property after a relatively short space of time with no obligation. For the landlord, ( property owner – proprietario in Italian) the advantages are more practical especially if the tenant is behind with the rent as he can get rid of the tenant quite quickly. Costs are not that different from the usual contract: normal registration tax is 2% of the annual rental income equally divided between the tenant and the landlord and a stamp tax applied to each page.
Let’s have a look at the usual contract: it is usually valid for 4 years with the possibility of a further 4 year renewal – this is done tacitly if neither landlord or tenant have shown a desire to rescind – but can also be for 3 years with a 2 year further renewal. Obviously the advantage of this type of contract is the long term aspect which is important where families, education and growth are involved plus the fact that tenants feel more that the property is their home without actually owning the property. The costs are the same as that of the temporary contract but it must be remembered that the registration tax must be paid each year ( always 2% of the annual rental income) and that each year the ISTAT publishes a list of ‘updated costs’ – normally only involving small euro payments but within the landlord’s rights to demand them. The advantage of the ‘3+2’ contract is that there is a small tax relief on registering the contract and also payable in a one off payment for the 3 years with a further discount.
Let’s move onto the shady areas which are normally behind misunderstandings between landlords and tenants. Our initial advice is to try to establish a good relationship of reciprocal trust and respect. After working for several years in this area I have met tenants and landlords that go out to dinner together and to be best man at the other’s wedding but I have also seen others who would willingly run each other over in the street and court proceedings that have dragged on and on for years. Don’t forget that tenants have quite a lot of rights according to the Law but if the landlord decides to exercise HIS, one can arrive at the ‘liberazione coatta’ – and, believe me, seeing one’s belongings being ‘nicely’ thrown into the street is not a pleasant spectacle!
Second piece of advice:TREAT THE HOUSE AS IF IT WERE YOUR OWN. Look after it, treat it with respect, don’t neglect it just because you are renting it. By law you are required to leave the property in the same state it was in as when you moved in and the landlord has the right to deduct from your deposit if the property has been mistreated. If a keyhole is forced by the tenant, for example, the landlord shouldn’t have to pay to have it mended but if the boiler breaks down because it hasn’t been checked regularly then the tenant shouldn’t have to pay for it to be repaired. The best thing is to go through everything calmly and sensibly and get to a right compromise. Once you start the “that’s your responsibility, that’s my responsibility” mode the whole relationship breaks down even though it could last for years.
Another important piece of advice is to write everything down beginning with any furniture, (and its condition), that there might be in the property and right through to the deposit paid and remember that any rights can only be accepted if they are part of the contract (verbal contracts have no legal validity).
The last thing and possibly the most important: make sure that the contract is registered at the AGENZIA DELLE ENTRATE ( Tax office). Have nothing to do with landlords who suggest signing contracts ‘under the table’. It is ILLEGAL and the consequences might cost you very dearly.
If you have any doubts or need advice contact the local Tax Office or Agenzia del Territorio – they have experts and specialists who can guide you through any problems or difficulties. And if they can’t help you contact US, we are experts and are always willing to help and – for nothing.

martedì 7 febbraio 2012

Sicurezza on-line: Vulnerabilità su Facebook - traduzione e riadattamento di Deborah Croci

Facebook diventa ogni giorno sempre più grande e viene sempre di più considerato una piattaforma, e non un semplice sito internet. Attraverso questo social network si possono fare così tante cose che ognuno di noi è libero di utilizzarlo a suo modo, per ottenere i risultati che desidera.
Moltissime persone lo utilizzano unicamente per mantenersi in contatto con gli amici, nuovi o del passato, per sapere ciò che fanno, come stanno, che tipo di vita conducono. Con Facebook tutte queste informazioni sono a portata di click. Basta un attimo e ci si ritrova dentro la vita di una persona che magari, non incontriamo da anni.
Ma il successo di Facebook non è dovuto solo a questo.
Ci sono persone che utilizzano Facebook per i giochi o le molteplici applicazioni che esso offre agli utenti. In effetti possiamo tranquillamente affermare che questo Social Network si trasforma a volte in una vera e propria piattaforma di giochi ed applicazioni, grazie alla quale molti 'Publishers' stanno guadagnando milioni e milioni.
Tra le persone che utilizzano Facebook però, si nascondono anche i malintenzionati, siano essi hackers, terroristi, criminali o molestatori. Ed è per questo che chiunque utilizzi questo tipo di tecnologia, deve assolutamente sapere anche come difendersi dagli attacchi e come proteggere la propria sicurezza, soprattutto se nella sua vita e nella sua famiglia è presente un membro che presta servizio nelle Forze Armate.
In fondo, se ognuno di voi fosse un malintenzionato, e si trovasse in un 'luogo' in cui sono presenti milioni di persone tutte insieme...ne trarreste vantaggio, giusto? Le applicazioni ed i giochi sono tra i veicoli maggiormente utilizzati dagli hackers per attaccare.
Inoltre ogni hacker o malintenzionato sa benissimo che molti degli utenti di Facebook non hanno una grandissima esperienza o conoscenza in fatto di computer e di web. Spesso si sa a malapena come leggere e scrivere mail, scrivere un post, un commento, pubblicare o condividere un contenuto e navigare in rete nei siti che ci piacciono di più. Si conosce poco e niente riguardo alla sicurezza on-line e questo rende tutti noi molto vulnerabili.
La buona notizia è che non occorre che voi siate degli esperti. Il team di facebook fa già molto per cercare di proteggere la sicurezza dei propri utenti. Ma non basta. Perchè molto spesso sono gli utenti stessi che, con le loro azioni e le informazioni che pubblicano, mettono a rischio la propria sicurezza e quella dei loro cari.

Basterà quindi seguire alcune semplici regole, per salvaguardare la propria sicurezza e la propria privacy, garantendo di conseguenza anche la sicurezza dei propri cari:

1) Se state per cliccare il pulsante 'Mi Piace', su un sito o una pagina che state visitando, assicuratevi che i contenuti siano davvero quelli che sembrano e che siano legali, chiari, sicuri. Non ha alcun senso cliccare il pulsante 'Mi Piace' in una pagina o sito che state visitando da soli 5 minuti, alla rinfusa e frettolosamente. Rischiereste di consentire a malintenzionati o a contenuti poco chiari, di avere accesso al vostro profilo e alle vostre informazioni. Pensateci: fareste mai entrare in casa vostra, nella vostra vita, uno sconosciuto che bussa alla vostra porta e che non avete mai visto? Magari con indosso un bel passamontagna nero che gli nasconde il volto? Non credo proprio. E allora attenzione. Con un click, rischiate di fare esattamente questo.

2) Foto e Video su facebook sono qualcosa di cui le persone fanno largo uso e, a mio avviso, abuso. I familiari dei militari, amici compresi, dovrebbero invece rendersi conto che per quanto sia carino e simpatico pubblicare foto con i propri cari sul web o 'taggare' chiunque senza un minimo di scrematura o selezione, nelle immagini pubblicate, è in molti casi controproducente e molto molto pericoloso. Quando si ha a che fare con un familiare che svolge una professione così delicata, si è esposti a rischi di attacchi da parte di malintenzionati in maniera maggiore rispetto agli altri. Bisogna quindi fare attenzione a ciò che si pubblica. Considerate non solo l'immagine in sè, ma anche gli sfondi. gli ambienti, le didascalie che indicano il chi, il dove e il quando è stata scattata l'immagine o è stato girato il video. Potrebbero essere informazioni sensibili e assolutamente non divulgabili. Se le pubblichiamo, le mettiamo a disposizione della rete e diventano di proprietà della rete. Ne perdiamo il controllo e la possibilità di gestirle e di controllare chi le utilizza e soprattutto che tipo di uso ne fa.
Fareste sfogliare il vostro album di fotografie ad un terrorista, magari facendolo accomodare sul vostro divano nel salotto di casa, ed offrendogli anche un caffè? Gli fareste vedere i video di famiglia sulla vostra tv? Non penso. Se non fate attenzione a ciò che pubblicate, state proprio permettendo questo. State dando il 'via libera' ai terroristi o ai malintenzionati, di entrare nella vostra vita privata. Ma che uso ne faranno?

3) Pubblicare post sul nostro profilo facebook indicando ciò che stiamo facendo o dove siamo nel mondo, aggiornando di volta in volta il nostro 'stato personale' è divertente e ci aiuta a condividere con i nostri 'amici' i nostri spostamenti, la nostra vita quotidiana, le nostre emozioni. Ma purtroppo c'è anche un lato negativo in tutto ciò. Dovete pensare che le informazioni che scrivete sul vostro 'stato' sono visibili non solo ai vostri 'amici', ma, soprattutto se le vostre impostazioni sulla privacy non sono ben calibrate, è come se lo stessimo urlando in una piazza in cui sono presenti milioni di sconosciuti, con tutti i rischi che ne derivano. Consegnereste ad un criminale la mappa degli spostamenti di un vostro caro in Missione? Gli dareste dettagli sugli orari, le date di partenza e ritorno, i nomi dei vostri figli, il vostro indirizzo? Pensateci. Gli state dando in mano la vostra vita. Gli state dicendo: noi siamo qui, lui è lì. Colpisci. Fai di noi ciò che vuoi. Lo state autorizzando a farvi del male. Fate quindi attenzione non solo a ciò che scrivete nei vostri aggiornamenti di 'stato', ma anche alla pubblicazione di legami di parentela (figli, mogli, sorelle, fratelli, fidanzati, ecc.). Queste informazioni sono un 'invito a cena' per i malintenzionati. E rendete voi e la vostra famiglia vulnerabili.

In conclusione: riflettete prima di pubblicare, condividere, connetterti, twittare...

Siete voi i primi responsabili della vostra sicurezza e della sicurezza dei vostri cari in Missione.
La loro vita è anche nelle vostre mani.

Per qualsiasi ulteriore info o approfondimento sulla sicurezza on-line, vi consiglio di visitare questo sito, dal quale sono tratte molte delle regole di questo articolo: http://www.security-faqs.com/about


lunedì 6 febbraio 2012

C'è Posta per Noi - La Storia di Stella

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'IO, LUI E LEI: LA SUA DIVISA

Buongiorno Ragazze,

Ho deciso di voler condividere la mia storia con voi anche io.. 

Direi che è davvero una bella cosa condividere.
Mi chiamo Stella, ho 19 anni.. La mia storia è un pochino diversa. Io sono piccola lui è un po' più grande.. Ci passiamo 11 anni.. Io vivo con la mia famiglia, lui vive in caserma. Ci siamo conosciuti in vacanza.. Ma lui lavora a Livorno ed è del centro Italia mentre io sono ligure.. Praticamente l'unica cosa che abbiamo in comune è stata una vacanza per entrambi.. Io lui non lo conobbi in divisa.. Stemmo insieme quattro giorni durante la vacanza e poi prima delle rispettive partenze io per tornare a casa lui a lavoro mi disse che era un militare e sopratutto che se volevo mettermi con lui non sarebbe stato così semplice. Sinceramente non me ne importó ne del suo lavoro ne della distanza.. HO IMPARATO A COGLIERE L'ATTIMO E SE IL DESTINO HA SCELTO DI FARCI CONOSCERE UN MOTIVO C'ERA E PER QUESTO HO DECISO DI PROVARCI. Ovviamente quando gli altri sentono la parola esci con un militare cominciano le mille raccomandazioni manco fosse un marziano.. Ma non mi importava. Il destino mi aveva finalmente regalato qualcosa e io volevo scartare piano piano questo mio splendido regalo. Cominció la nostra avventura. Le licenze mi sembravano non arrivare mai e sopratutto lui doveva dividersi tra me e la sua famiglia.. Ma piano piano ce la facemmo. Passo a passo poco a poco si sistemó tutto. Imparammo a fare tanti sacrifici ma che poi erano ripagati nei momenti che stavamo insieme. Io del suo lavoro non posso sapere quasi niente, ma mi sembra giusto, e sinceramente io credo che sia giusto che ognuno abbia i suoi spazi.. Se vuole me lo racconta lui. Lui non fu il mio primo militare, ma con lui ho scoperto davvero quanto sia bello stare con un militare. Da quando stiamo insieme non abbiamo mai festeggiato una data importante insieme, ma sapete una cosa? Quando torna le festeggiamo tutte insieme ed è ancora più bello:-) ora lui è via per un po' .. Ma io sono qua e come l'ho aspettato per tutta la vita lo aspetterò ancora per questi mesi. Purtroppo l'unica cosa che abbiamo modi nostri per sentirci. È così!.. Ma prima di tutto io credo che se ami un militare devi amare il suo lavoro e rispettare la sua divisa. Loro hanno giurato prima di tutto fedeltà alla patria. E quindi l'unica donna di cui non sono e nn saró mai gelosa è la sua divisa <3 con lei può tradirmi ma guai con le altre ^^ 
Lo so forse sembrerò pazza ma io credo che specie noi abbiamo bisogno di buttarla sul ridere in certi momenti altrimenti non si vive più:-)

Questa è la mia storia, niente di meno e niente di più:-)


Stella'

(Grazie a Stella per averci raccontato la sua storia! Vi invitiamo a farlo, se lo desiderate, inviandoci una mail all'indirizzo laltrametadelladivisa@gmail.com )



We've got Mail - Stella’s Story
(Translation by Mrs Karen Brooker Villani)

'ME, HIM and HER: HIS UNIFORM

Hi Girls,
I too have decided to share my story with you.
My name is Stella and I am 19 years old. My story is a little different. I am young and he is a bit older – 11 years older to be exact. I live at home and he lives in the barracks. We met whilst on holiday though he is from the centre of Italy and works in Livorno whilst I am from Liguria. Basically the only thing we have in common is a holiday. When I met him he wasn’t wearing a uniform and after 4 days of being together during the holiday and it was time to leave he told me he was in the military and he especially said that if I wanted to go out with him it was not going to be easy. Quite honestly I wasn’t particularly worried either by his job or by the distance. I HAVE LEARNT TO TAKE THE MOMENT AND THAT WE HAD MET THROUGH FATE SO WE HAD TO TRY AND WORK IT OUT. Of course when people hear that you are going out with someone in the military they start all kinds of advice –giving – like you were going out with a Martian but I didn’t care. Fate had given me something at last and I wanted to take the wrapping paper off the present I had been given. And so our adventure began. It seemed as though leave periods never arrived and then he had to share his time between me and his family. But gradually we made it. Over time everything came together. We both learned to make sacrifices and it was all the more worth it when we got together. I do not know hardly anything about his job but I am ok with that as I think it is important to have your own space but he will tell me stuff if I ask. He is not the first military guy I have been out with but with him I have learned how great it is to be with someone from the military. Since we have been together we have never celebrated any important date together but you know, when we are together it is just as nice to put them all together and celebrate them …he is now away for a while…. I am here but, just like I waited for him all my life, so I will sit out the months waiting for him to come home. That’s how it is! The main thing about loving someone in the military is that you have to love their job and respect the uniform. They have sworn allegiance to their homeland first of all so I am never going to be jealous of that uniform he wears <3..he can betray me for her but no one else. Perhaps I come across as being a bit crazy but I think that you have to bring some kind of humour into it to be asble to make sense of it all .
This is my story, no more and no less.

Stella'

( Thank you Stella for sharing your story with us. If you want to do the same just send an email to the following address laltrametadelladivisa@gmail.com )

venerdì 3 febbraio 2012

E-mail di Carola - La sua esperienza con la Fibrosi Cistica

English Translation > See below

Ciao!
sono venuta a contatto con questa patologia quando è stata diagnosticata a mio cugino circa un anno fa, poi eseguendo dei controlli ho scoperto di essere io stessa una portatrice sana.
sono una studentessa di infermieristica pediatrica al policlinico umberto I di Roma e tra i tirocini obbligatori da svolgere c'è proprio il reparto di fibrosi cistica, che è il centro di riferimento per il Lazio;
il destino ha voluto che fosse una delle mie prime destinazioni e lì ho scoperto un mondo fatto di gioie e dolori, non potete immagianare la forza di questi ragazzi che nonostante siano coscienti di avere una patologia cronica degenerante!
ln reparto ho conosciuto dei ragazzi meravigliosi con cui ho instaurato un bellissimo rapporto, anche di amicizia, e con i quali tutt'oggi mi tengo in contatto grazie al fantastico mondo di facebook!
Per loro è molto importante avere delle persone che ti sono accanto e comprendono fino in fondo la loro malattia!
anche un piccolo aiuto per loro vale molto!
vi ringrazio ancora per la splendida iniziativa!!

un abbraccio

Carola


p.s. grazie per il gruppo! non sono molto attiva ma seguo assiduamente e trovo consigli molto utili!!!


(Ringraziamo Carola per la preziosa testimonianza e vi invitiamo a visitare il sito della Fondazione per la ricerca sulla Fibrosi Cistica www.fibrosicisticaricerca.it per saperne di più sulla malattia e su come aiutare la ricerca. Grazie per il vostro aiuto!)


Carola’s email – Her experience with Cystic Fibrosis
(Translation by Mrs Karen Brooker Villani)

'Hi,
I came into contact with this illness when my cousin was diagnosed with it about a year ago. After doing some health checks, I learned that I was a healthy carrier. I am studying paediatric nursing at the Umberto I hospital in Rome and part of the training is to spend time in the cystic fibrosis department which is the main point of reference for the whole of Lazio. It was one of my first assignments and there I discovered a world of both joy and pain. You can’t imagine how great the young people are in spite of the fact that they have a chronically degenerating illness. On the ward I have met some great kids and we have become friends, keeping in contact through the fantastic world of Facebook. It is very important for them that the people around them understand their illness and they are grateful for even the least help.
Thank you all for this great initiative
Love Carola
PS Thanks for the group too. I don’t get involved but I follow you closely and find the advice you give very useful.'

(Thank you Carola for your story and we invite you to visit the website: www.fibrosicisticaricerca.it to find out more about this illness and how you can help the research.
Thanks for your help!)

giovedì 2 febbraio 2012

C'è Posta per Noi - La Storia di Melania

'Salve ho visitato il vostro sito e la vostra pagina di facebook, trovo che sia una grande iniziativa, e vorrei cogliere l'occasione per raccontare la mia storia.'


"Salve, mi chiamo Melania ho 26 anni e sono della Sardegna, sono una ragazza figlia di poliziotto e come tale son cresciuta con valori e principi che oramai vedo scomparsi tra i miei coetanei. La mia storia con Marco è alquanto particolare, conobbi Marco 2 anni fa in modo inusuale, nel senso che parlai con lui per la prima volta su internet, iniziammo a parlare come se ci conoscessimo da una vita parlando ridendo e scherzando, mi chiese di vederci in cam, io mi vergognavo da morire, ma lo accontentai, quando vidi il suo sorriso iniziò a battermi forte il cuore non capivo il perché, e la cosa mi turbava poiché io all'epoca ero fidanzata anche se la storia era in rovina oramai, alla fine di quella conversazione lui mi disse una frase "meglio che non ti sento più so che poi mi innamoro di te", anche lui aveva sentito qualcosa dentro. Io sapevo tutto che era un militare, in missione in Afghanistan, e dentro me sentivo il bisogno di sapere che stava bene, lo pregai di non sparire di farsi sentire ogni tanto, anche solo per dirmi che era tutto ok. Lui ogni tanto spariva perché non voleva far pesare la sua presenza sulla mia situazione già abbastanza complicata, ma io aspettavo sempre che lui mi scrivesse. Son passati quasi 2 anni da quel primo giorno, e lui ora si trova di nuovo in Afghanistan, era da un pò che non ci vedevamo in cam, qualche messaggio così in posta per problemi di far coincidere i nostri orari, circa una settimana fa siamo riusciti a collegarci con tutta calma, e quando nel monitor è apparso il suo sorriso ho riavuto quel tuffo al cuore che sento ogni volta che lo vedo sorridere, dopo tanti dolci discorsi lui è scoppiato e dopo quasi due anni che mi aspetta mi ha detto a voce "Ti amo" e che mi vorrebbe al suo fianco sempre, strano eh? una dichiarazione d'amore in diretta dall'Afghanistan, in quel momento mi son sentita all'inferno e in paradiso, in paradiso perché sentirsi amati dalla persona che ti sa far emozionare solo donandoti un suo sorriso è la cosa più bella che esista al mondo, all'inferno perché so cosa significa vivere con la paura di perdere un uomo che dà tutto se stesso nel suo lavoro, son cresciuta con la paura di ricevere la telefonata di un funzionario che ci diceva che era capitato qualcosa di brutto a mio padre. Fa paura, ci fa soffrire, ci fa versare lacrime su lacrime, ma io ritengo che sia l'orgoglio più grande avere un padre o il proprio uomo in una qualsiasi forma delle Forze dell'ordine, sapere che il proprio uomo rischia ogni giorno la vita per la pace, per l'amore del mondo intero è la cosa di cui andare più fieri. Sono persone che hanno valori e principi profondi, sanno cos'è il sacrificio, quanto sia preziosa la vita di tutti, sanno affrontare le difficoltà della vita con coraggio e dedizione, superando ogni ostacolo li si ponga davanti. A lui ho detto che sento un sentimento profondo per lui, ma ancora non ho avuto la forza di dirgli che anch'io lo amo, che sarò onorata di essere la compagna e un giorno la moglie di un militare, lui attende una mia risposta, gli ho esposto tutte le mie paure e lui da Uomo mi ha dimostrato tutto il suo interesse a superare le difficoltà insieme, anche quella dell'età, perché si, il mio bel militare ha 12 anni in più di me, ma quando si ama i numeri non contano.... Spero di potervi riscrivere presto e darvi la notizia che anche lui sa che lo Amo.
Grazie a tutte, perché insieme riusciamo a sorridere e tener duro sino al rientro dei nostri compagni, figli, o padri. ''

(Ringraziamo di cuore Melania per aver condiviso con noi la sua esperienza e invitiamo anche voi ad inviarci le vostre storie all'indirizzo mail laltrametadelladivisa@gmail.com . Grazie per la preziosa partecipazione.) 

mercoledì 1 febbraio 2012

Herat, Afghanistan – Torino, Italia - di Alberto Alpozzi

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A Dicembre sono partito con i nostri militari per lavoro, come loro: per lavoro. Faccio il fotoreporter, o almeno ci provo cercando di scansare la crisi che ha devastato tutti i settori. Tutti dobbiamo avere un lavoro, alcuni di noi se lo sono scelto, alcuni cercano di svolgerlo al meglio, altri ci riescono. Peggio c'è chi invece non ci prova nemmeno ma è abilissimo a criticare tutto e tutti spendendo energie in parole invece che in fatti.
Sono stato a Camp Arena, la base italiana ad Herat, dove ci sono circa 4000 nostri ragazzi che ci vivono e lavorano con turni di 6 mesi, parlano poco lavorano molto.
Io ci sono stato solamente 10 giorni, mi sono stati però sufficienti per toccare con mano e vivere quale è la realtà di un teatro operativo: come si vive distante da casa, cosa si prova lavorando al meglio delle proprie capacità, vivendo con la tensione addosso e l'adrenalina che ti acuisce tutti i sensi.
Sono tornato con un bagaglio di emozioni che non avevo mai provato e un'esperienza unica che nessuna parola può rendere e solo i ragazzi che sono ancora là possono descrivere meglio di me o di quanto possano fare le mie fotografie.
E' più un mese che sono tornato a casa, alla routine quotidiana, al lavoro di tutti i giorni e con tutto ciò che si porta amaramente dietro il periodo di crisi che stiamo attraversando che non ha solo devastato i mercati e il lavoro ma anche i rapporti umani.
Diversi giornali mi hanno voluto intervistare: io proponevo loro reportage e articoli sulle attività svolte quotidianamente dei nostri ragazzi in missione e loro invece volevano sapere di me, della mia esperienza, delle mie emozioni, di cosa ho visto, di cosa ho provato.
Ora a freddo le emozioni non si sono spente e continuo a catalogare giorno per giorno con maggior razionalità quello che ho vissuto e tutto questo non fa che acuire il disagio e la delusione che molti provano nella nostra nazione, parlandone come di un'entità astratta: l'Italia, ma la nostra patria è fatta prima di tutto da persone, da essere umani.
In Afghanistan ho lavorato per 10 intensi giorni shona ba shona, spalla a spalla, con i militari italiani, seguendoli nelle loro attività quotidiane fuori dalla base ed ho potuto documentare il loro lavoro ma soprattutto la loro professionalità.
Ciò che maggiormente mi ha coinvolto e segnato sono stati proprio i rapporti umani, l'amicizia che mi ha legato con persone che solo dopo poche ore mi pareva di conoscerle da sempre, ragazzi che mi hanno dato il loro affetto, la loro comprensione e soprattutto gratificazione e interesse per il mio lavoro e la mia vita ed io per la loro.
Persone che prima di essere militari sono Italiani, ragazzi che hanno ben precisa l'idea di che cosa siano la dignità e il rispetto e che apprezzano ancora la semplice stretta di mano e una paterna pacca sulla spalla.
Tutti sentimenti ed emozioni che nella vita e nel lavoro quotidiano in casa, in Italia, paiono scomparsi ma che rappresentano ancora un valore che ti permette di vivere e di lavorare meglio: essere apprezzato e stimato e stimare il prossimo!
Sono stato in Afghanistan, in una zona di guerra ed ho trovato la pace, vivo in Italia in una zona di pace e sono in guerra quotidiana.

Alberto Alpozzi


 Per approfondire ciò che Alberto ha vissuto in Afghanistan:


(Ringraziamo il Fotoreporter Alberto Alpozzi per la disponibilità nel raccontare e nel raccontarsi, attraverso la sua personale esperienza vissuta con i nostri Soldati in Afghanistan nel periodo di Natale 2011)



Herat, Afghanistan – Turin, Italy by Alberto Alpozzi
(Translation by Mrs Karen Brooker Villani)

In December I left with our soldiers to do a job: as they left to do a job too. I am a photo reporter, well I try to be, as I try to make sense of this crisis which seems to have affected everywhere. We all need to work, some of us are able to choose our jobs, some of us just try to do our job as best we can and some are successful. The worst people are those who don’t even try to work well but are brilliant at criticizing everything and everybody, using up their energy in talk instead of actions.
I was in Camp Arena, the Italian base in Herat where about 4000 of our boys and girls live and work in shifts of 6 months. They don’t speak much but they work a lot.
I was only there for 10 days but it was enough to understand from close range what it is like to live on an operational base: how to live a long way from home, what it feels like to be at the extreme of your abilities when tension is high and your senses are heightened by the pumping of adrenalin.
I came back with feelings that I had never had before and such an experience that it is difficult to describe because words cannot describe it. Only the guys that are there can describe it better than me and my photographs.
I have been back more than a month now and the daily routine is the same as ever as I go to work each day and try to deal with the difficulties that this period of economic crisis has brought not only to the markets and the job situation but also to human relationships.
Several newspapers have wanted to interview me: I suggested doing some reports and articles based on the activities carried out on a daily basis by our troops but, instead, they wanted to know about me, about my experience, my emotions and what I saw and felt.
Now back home, my emotions are still running high and each day I am putting together, with greater rationality, the things that I lived through out there. This, however, only serves to increase the unease I feel and the disappointment tha tmany feel about our nation when they talk of it as something abstract and unreal: our country, Italy, is made up first and foremost of people, of human beings.
In Afghanistan I worked intensely for 10 days shona ba shona, shoulder to shoulder, with the Italian troops. I was with them in their daily activities on the base and outside of it and I noted all the work they did, but I especially noted how professional they were.
What struck me more than anything was the humanity of the relationships, the friendship that then grew out of knowing people only for a few hours – I felt as though I had known them all my life. These were guys whose affection, understanding and most of all whose interest and gratitude for the work I was doing were just incredible.
These were people who were Italians before they were military, guys who knew exactly the meaning of dignity and respect and who appreciated even a handshake or a pat on the shoulder.
These qualities all seem to have disappeared from everyday life and work here at home in Italy and yet they represent something of value which help you to live and work better: being appreciated and valued and placing value on other people.
I went to Afghanistan, a war zone, and I found peace, I live in Italy, a war-free zone and yet I am at war every day.

Alberto Alpozzi

If you want to know more about how Alberto lived in Afghanistan:


We would like to thank the journalist and photographer Alberto Alpozzi for telling us about his personal experience lived out over Christmas 2011 in Afghanistan with our troops.